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Renata Fonte

Renata Fonte - Parco Nazione Porto Selvaggio - Nardò

Se c’è un personaggio simbolo che sintetizza e meglio rappresenta il Salento nel suo complesso - rapporto con il bosco, per il personale sacrificio, l’estremo atto d’amore verso la sua terra - è senz’altro la compianta Renata Fonte, cittadina neretina, oggi riconosciuta come vittima della mafia. 

Questa donna a fine marzo del 1984 venne uccisa perché decisa ad opporsi alla lottizzazione di una vasta area ricadente all’interno di un complesso boschivo litoraneo, nel luogo dove oggi sorge finalmente il Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio - Torre Uluzzo e Palude del Capitano

Donna, martire dell’antimafia, impegnata attivamente in politica prima come consigliere poi come assessore nelle liste del P.R.I., cade per difendere un’ampia zona naturale dalla logica della speculazione edilizia, dall’aggressione alla costa, dalle logiche mafiose, dall’egoismo individuale sul bene pubblico. 

Se c’è un bosco nel Salento simbolo del Novecento questi è il Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio - Torre Uluzzo e Palude del Capitano.
Nasce dall’impegno diretto dello Stato che negli anni 50 svolge la sua attività di recupero e valorizzazione di grandi aree brulle e improduttive dando loro nuove funzioni produttive e sociali. Sono gli anni del dopoguerra, delle grandi tensioni sociali, delle occupazioni delle terre e probabilmente il recupero di quella grande area, in maggior par te sterile e improduttiva, appartenente ad una grande proprietà terriera assenteista, servì a stemperare la fame di lavoro e le rivendicazioni sociali. 

Passato quel pericolo, negli anni a seguire tornarono nuovi appetiti su quelle aree boscate che con lo sviluppo economico e del turismo ora si presentavano di grande valore economico. La nascita di un “Comitato per la salvaguardia del Parco di Porto Selvaggio e la mobilitazione cittadina spingono la Regione Puglia ad emanare nel 1980 una prima legge di salvaguardia. 

La morte di Renata Fonte pose fine ai tentativi di speculazione nel Parco, gli ultimi incendi risalgono proprio a quel periodo, infatti.
La mancanza di memoria ci rende ciechi, così una serie di confusi interessi locali e non stava mettendo di nuovo in discussione l’esistenza del Parco. La grande mobilitazione popolare, che evidentemente ha interiorizzato e collettivizzato i fatti, ha fatto si che nascesse un nuovo Parco Naturale esteso anche alla Palude del Capitano e a tutta la fascia costiera compresa fra questa e Torre Uluzzo.

Fonte: Gli speciali di Alberi e Territorio - dicembre 2005

Tags: luoghi all'aperto, donne, parchi, paesaggi

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